Carnivore diet: solo una dieta?

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Staranno capitando anche a voi tra i reel di Instagram sempre più video di influencer impegnati a addentare pezzi enormi di carne praticamente cruda.

A me succede di fermarmi a guardarli, con un’espressione disgustata e turbata: anche quando mangiavo carne non mi sarei mai sognata di consumarne così tanta e pure cruda. 

Al di là dei gusti personali, quest* influencer non sono semplicemente de* “pazz*” isolat* (o, almeno, non del tutto), ma seguono la cosiddetta carnivore diet o meat diet, regime alimentare che prevede l’esclusione di cibi di origine vegetale e include solo carne, pesce e altri alimenti di origine rigorosamente animale (1).

Sfidano apertamente le linee guida per la sana alimentazione che invitano, sempre di più e in quasi tutto il mondo (2), a consumare una maggiore quantità di cibi vegetali (per i loro evidenti benefici per ambiente e salute) ed etichettano l’OMS e altri organismi internazionali di vari complotti e corruzione.

Si potrebbe dire che sono fatti loro e, in parte, ciò è sicuramente vero. Come avviene però per tutto ciò che è reso pubblico sui social, questi personaggi hanno delle responsabilità che non possono essere ignorate.

Perché parlare di questo in una pagina di filosofia?

Prima di tutto, sin dall’antichità c’è un legame tra filosofia e cibo. Ne abbiamo parlato in altri articoli, ma non fa male ripetere.

Pitagora fu, ad esempio, per tradizione, vegetariano. Non lo sappiamo direttamente da lui, ma da Ovidio, che, nelle Metamorfosi scrisse:

«Per primo si scagliò contro l’abitudine di cibarsi di animali, per primo lasciò uscire dalla sua dotta bocca parole come le seguenti […]: “Smettetela, uomini, di profanare i vostri corpi con cibi empi! Ci sono le messi, ci sono alberi stracarichi di frutti, ci sono turgidi grappoli d’uva sulle viti! […] La terra nella sua generosità vi propone in abbondanza blandi cibi e vi offre banchetti senza stragi e sangue […]. Che enorme delitto è ingurgitare viscere altrui nelle proprie, far ingrassare il proprio corpo ingordo a spese di altri corpi, e vivere, noi animali, della morte di altri animali!”» (3).

In queste righe ci sono alcuni concetti fondamentali che legano filosofia e alimentazione, come l’idea che cibarsi di animali possa profanare il corpo e corromperlo e, di conseguenza, visto il legame tra corpo e mente nell’Antica Grecia e il concetto di kalokagathia (4), intaccare in qualche modo anche la mente stessa. L’utilizzo di “corpo ingordo”, con la sua accezione profondamente negativa, pare dare un giudizio morale verso chi mangia carne: lo fa per gola e per un’incapacità di autocontrollo.

L* filosof*, invece, sono coloro che riescono, grazie al proprio intelletto, a controllarsi, aderendo ai propri ideali e restando fedeli al pensiero. 

Un altro interessante spunto di riflessione relativamente alla carnivore diet è legato a uno dei motivi per cui queste persone dicono di mangiare così: è più “naturale”.

Tale concetto è filosoficamente, storicamente, sociologicamente, antropologicamente e scientificamente contestabile (5). Non solo, ciò che pare naturale varia moltissimo da contesto a contesto, ma anche da periodo storico a periodo storico. Il relativismo ha largamente contestato questo tipo di assolutizzazioni da anni (6), ma è ancora più evidente, nella società contemporanea, che ci sono sempre meno cose “naturali” (per fortuna).

Grazie alla scienza e alla medicina, la vita umana è molto diversa rispetto al passato. Il ritorno alla primitività tanto auspicata dai carnivori è qualcosa di non-sense: significherebbe diminuire l’aspettativa di vita, rinunciare a protesi, trapianti e cure che quotidianamente permettono agli esseri umani (e non solo) di vivere, nonostante tutto. 

C’è un altro motivo per cui riflettere sulla carnivore diet può interessarci: tutto ciò è morale?

A chi contesta loro che nel 2025 è assurdo sostenere questo tipo di dieta, visto che siamo tutt* perfettamente a conoscenza di quanta sofferenza la carne procuri agli animali, ess* rispondono di mangiare solo carne grass-fed (7) o da allevamenti etici. Vogliono, insomma, dare una base morale alla propria dieta. Questo sarebbe anche comprensibile, se non fosse che si parte da un principio di per sé claudicante: l’idea che – comunque – è accettabile ammazzare un animale, tra una carezza e un’altra, dopo averlo fatto correre libero. Inoltre, sostengono, “il sapore è ancora più buono!”. Insomma, tutto gira intorno a loro.

Essi dicono che la carne dà loro una forza immane e risolve tutte le problematiche di salute: il sacrificio di tant* altr* per una sola persona e l’esaltazione totale dell’antropocentrismo, pur volendo sembrare il più animalesch* possibile. C’è, in questo, qualcosa di effettivamente primitivo: nulla di più lontano dall’immagine falsamente “seria” e scientifica che vogliono far passare.

C’è in fondo un’idea di mors tua, vita mea, legata sì alla presunta naturalità da loro auspicata, ma totalmente slegata dal nostro tempo.

O forse, non così slegata. Quella loro voracità, quella loro aggressività nell’addentare un pezzo di carne, cruda, l’ennesimo – per loro, perché altro non mangiano – è uno specchio perfetto di questa società che si va configurando in questi ultimi tempi di regressione. Anche la loro rigidità e il loro fanatismo sono perfettamente in linea con l’andamento generale. 

Per questo, filosoficamente, antropologicamente e sociologicamente quest* “carnivor*” risultano essere di profondo interesse e non pare casuale la loro diffusione proprio in questo momento.

(1) https://www.health.harvard.edu/nutrition/what-is-the-carnivore-diet

(2)https://www.instagram.com/la_somma_e_il_totale/p/DFvUGprMFek/ e https://www.crea.gov.it/documents/59764/0/Dossier+Scientifico+Linee+Guida+2018+%281%29.pdf 

(3) Ovidio, Metamorfosi, pp. 72-93. in E. Mannucci, La cena di Pitagora. Storia del vegetarianismo dall’antica Grecia a internet, Roma, Carocci, p. 16.

(4) https://assets.loescher.it/Risorse/LOE/Public/O_33950/33950/Materiali_DEMO/V1_M4_12_Nodi_di_discussione,_La_kalokagath%C3%ACa.pdf

(5) https://www.scienzavegetariana.it/medici/domande/faq/onnivoro.html e https://www.iltempo.it/scienza/2018/05/23/news/antropologia-alimentazione-vegana-mangiare-carne-non-e-un-istinto-naturale-vegan-cultura-studio-1068112/  

(6) https://www.treccani.it/enciclopedia/relativismo/

(7) Ossia da bovini allevati al pascolo che consumano esclusivamente erba (o fieno d’inverno).